lunedì 2 luglio 2012

G8 Genova: sentenza “Diaz” rinviata al 5 luglio #GiustiziaG8

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La decisione della Cassazione. Il processo dura ormai da 11 anni. Protesta del Comitato: “È una vergogna”. Esultano i poliziotti condannati: “È un buon segnale”. I legali delle vittime: “Rinvio esagerato”. È passato da poco mezzogiorno ed Enrica Bartesaghi, presidente del comitato “Verità e giustizia”, parla al telefonino concitata andando avanti e indietro sui gradini dello scalone, cercando di raggiungere un ragazzo in arrivo a Roma: “La sentenza è stata rinviata al 5 luglio. Non serve a niente venire”.



Mark Covell il mediattivista e giornalista inglese finito in coma dopo esser stato massacrato fuori della scuola Diaz pochi minuti prima dell’assalto dentro l’edificio, anche lui al telefonino dice che il presidio delle 20,30 è rimandato a nuova data. Ai giornalisti spiega che, a differenza degli altri manifestanti, lui non ha ancora ricevuto nessun risarcimento per le lesioni ricevute e ora dovrà attendere altro tempo.
Davanti al palazzo della Cassazione, enorme e incombente nel suo marmo travertino, ci sono poche vittime dell’assalto alla scuola Diaz avvenuto la notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001 a Genova quando il G8 e le proteste erano praticamente finite. Gli avvocati escono alla spicciolata. Quelli dei poliziotti, 25 su 28 furono condannati in appello, non nascondono un certo compiacimento. “Se la corte si prende del tempo per rivedere le carte vuol dire che la sentenza non è scritta”, dice dopo tre ore di arringa Silvio Romanelli, il legale di Vincenzo Canterini, il capo del settimo nucleo, dei capisquadra e di Massimo Nucera, l’agente che sostiene di essere stato accoltellato nella scuola ma condannato per falso in appello.
È dopo le tre ore di Romanelli che la presidente Giuliana Ferrua, una piemontese a Roma, ha deciso di sospendere l’udienza e rimandare a dopo l’arringa dell’avvocato Biondi, quella dell’avvocato di Giovanni Luperi, Carlo Di Bugno, al cinque luglio. Covell non si capacita della scelta: “Sono undici anni che sono successi i fatti, hanno avuto mesi per leggere gli atti. Proprio non capisco perché rinviare”.
Dopo il colpo di scena del rinvio le incognite si moltiplicano: da un lato i legali della polizia dicono che raramente si percepisce in Cassazione una conoscenza così approfondita degli atti da parte dei magistrati, dall’altra il rinvio appare sospetto ai manifestanti. “Che si voglia abbinare la sentenza della Diaz a quella dei dieci manifestanti accusati di devastazione e saccheggio e magari dare un colpo di spugna a tutto?”, si chiede qualcuno.
La speranza degli avvocati della difesa è che i magistrati rivedano le posizioni di alcuni imputati. La legge Pecorella prevede infatti anche che in Cassazione si entri nel merito del processo dei due gradi antecedenti grazie al cosiddetto “travisamento della prova”. “Ad esempio per Nucera la corte d’appello ha scritto che è impossibile la dinamica del fatto interpretando male le parole di Nucera che non si trovava davanti al manifestante ma di lato”, articola Romanelli. Così la corte potrebbe non giudicare solo su aspetti procedurali. Anche se, argomenta un altro legale, il pg chiedendo la conferma delle pene di appello, più di 85 anni per i 25 poliziotti, ha dato un segnale forte alla corte.
“Il procuratore generale – spiega l’avvocato di parte civile Emanuele Tambuscio – è stato molto deciso e preciso nel chiedere la conferma della sentenza d’appello. È impossibile fare pronostici perché in primo grado abbiamo avuto una sentenza di un tipo, in appello di un altro ma mi aspetto la conferma delle condanne perché ci sono tutti i presupposti. Se conosco questo Paese – aggiunge Tambuscio- le scuse non arriveranno mai perché avrebbero dovuto arrivare quando i manifestanti sono usciti in barella e il gip non ne ha convalidato gli arresti”.
Quanto ai reati l’unico non ancora prescritto è il falso che va a scadenza nel 2014. A questo punto la corte si trova davanti al dilemma se condannare i vertici della polizia e quindi automaticamente comminare la pena accessoria dei cinque anni di sospensione dagli incarichi pubblici – clamoroso visto le carriere folgoranti e in continua ascensione di alcuni – o rimandare gli atti all’appello. Potrebbero anche assolvere Luperi e Gratteri che non firmano materialmente i verbali e condannare gli altri. Oppure tornare alla sentenza di primo grado e condannare Canterini e i quattro capisquadra

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