mercoledì 28 novembre 2012

Il 28 novembre 1977 BENEDETTO PETRONE




Il 28 novembre 1977 a Bari viene ucciso a coltellate Benedetto Petrone. Aveva 18 anni, faceva l’operaio ed era comunista (iscritto alla Fgci).
La sera del 28 una nutrita squadra di fascisti esce dalla sede Passaquindici del Msi, con in mano mazze ed in tasca alcuni coltelli.
L’agguato è premeditato: si dirigono verso Bari Vecchia con l’obiettivo di colpire alcuni capi del movimento studentesco. Il gruppo viene però avvistato da una ragazza che corre al bar del borgo vecchio dove si trovano i compagni. I fascisti tentano di avvicinarsi al locale ma vengono immediatamente messi in fuga per i vicoli della città.
Arrivati nella piazza della prefettura, nel pieno centro cittadino, i fascisti vedono tre ragazzi, tra cui c’è Benedetto Petrone. I tre ragazzi cercano di scappare, ma Petrone è più lento per colpa di una malattia che lo affligge che comporta problemi di deambulazione. L’amico torna indietro ma i fascisti ormai gli sono addosso. Benedetto Petrone viene colpito con mazze e coltelli. Sarà una coltellata ad ucciderlo. L’amico, Franco Intranò, viene ferito al torace.
Il 30 ottobre un corteo attraversa le strade di Bari. Più di 30’000 persone scendono in piazza per opporso alla violenza fascista e gridare che “Benny vive!”.
Davanti alla Prefettura, che è il luogo dove il ragazzo era stato ucciso, vengono fatte alcune barricate, rovesciando delle macchine parcheggiate. Le barricate permettono ai manifestanti di salire al primo piano della Cisnal e devastarla. Stessa fine farà poi la sede dell’Msi: i manifestanti entrano all’interno della sede da dove erano partiti i fascisti che viene distrutta e bruciata.
La verità processuale individuò un solo colpevole: solo un missino fu condannato per l’omicidio, nonostante furono in più di trenta a partecipare all’agguato. Il tentativo fu di far passare il tutto come una rissa tra teste calde di opposti estremismi.
Il coltello che colpì Benedetto Petrone fu ritrovato in una stanza della sede del Movimento Sociale Italiano, che divenne poi il quartiere generale di An ed oggi è motivo di contesa tra Pdl e Fli.

martedì 27 novembre 2012

Patteggiano i carabinieri che torturavano gli immigrati - Affaritaliani.it


Patteggiano i carabinieri che torturavano gli immigrati

Martedì, 27 novembre 2012 - 10:14:00
Gettavano stranieri nel fiume gelato, torturandoli. In un caso una persona è morta. I carabinieri li chiamavano “trattamenti particolari per rinfrescare le idee”, ma erano vere e proprie forme di tortura. Accusati di abuso di potere Tre carabinieri hanno patteggiato la pena, mentre un quarto andrà a processo.
Si tratta del maresciallo capo Claudio Segata, 45enne originario di Bolzano, (sconterà 2 anni); il carabiniere Giovanni Viola, 32enne di Avola (un anno e 10 mesi); l’appuntato scelto Daniele Berton, 45enne di Legnago in provincia di Verona ( dovrà pagare 300 euro di multa). Sarà processato invece l’appuntato scelto Angelo Canazza, 43enne di Monselice, accusato di aver omesso denuncia all’autorità giudiziaria.
L’inchiesta era iniziata nel 2011 dopo il ritrovamento del cadavere del 24enne Abderrahman Salhi, un marocchino senza fissa dimora. Una morte sospetta che aveva fatto emergere le pratiche alle quali i carabinieri costringevano presunti molestatori.
Si trattava di trattamenti a base di acqua gelata. Un abuso di potere secondo l’accusa che, come spiega il Mattino di Padova, non era “waterboarding” – l’annegamento controllato di Guantanamo ma non era certo una pratica legale. E forse la storia non sarebbe venuta fuori se uno dei torturati non fosse morto.
I carabinieri Segata e a Viola, che hanno patteggiato la pena, erano chiamati a rispondere di sequestro di persona e di violenza privata continuata con l’aggravante di aver commesso i fatti nella veste di pubblici ufficiali con abuso dei poteri e in violazione dei doveri inerenti a una funzione pubblica.
L’ultima volta in cui era stato vista in giro la vittima del “trattamento”, era stato a una festa di Paese. L’uomo era stato accusato di molestare alcuni passanti, perché ubriaco. I carabinieri l’avevano caricato in auto. In base alle ricostruzioni dei pm, il giovane sarebbe rimasto vittima di un un bagno freddo. Fatale per il giovane immigrato che, ubriaco e privo di forze, è annegato.

Patteggiano i carabinieri che torturavano gli immigrati - Affaritaliani.it:

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lunedì 26 novembre 2012

Cosa significa essere bambini a Gaza



Parleremo delle condizioni di vita dei bambini a Gaza dopo l'annoso conflitto israelo - palestinese. Secondo i dati dell'Unicef, al momento sono 22 i bambini uccisi e 277 quelli feriti durante gli attacchi aerei. Ma il numero delle vittime e' destinato ad aumentare visto i presupposti. In studio con Josephine Alessio, Filippo Ungaro, responsabile della comunicazione Save the Children e Cecilia Gentile, giornalista de "La Repubblica" che ha scritto un libro intitolato "Bambini all'inferno".

giovedì 22 novembre 2012

Risorge il Movimento degli studenti Nuova coscienza di massa e una stup...

22 Novembre 1975 Piero Bruno ha sempre 17 anni | O capitano! Mio capitano!…



Piero Bruno
















La sera di sabato 22 novembre del 1975 si svolge a Roma, con un’ampia convergenza di forze democratiche, una manifestazione a sostegno della lotta del popolo angolano. Il corteo si snoda per Via Labicana quando, all’altezza dell’Ambasciata dello Zaire, un gruppo di manifestanti, una decina, si stacca. L’intenzione è quella di una protesta dimostrativa contro un paese che partecipa all’aggressione imperialista in Angola, responsabile di continui massacri di quella popolazione.
Appena il gruppo si affaccia, dall’imbocco di Via Muratori, in largo Mecenate, si sente gridare: “eccoli!”.
“Eccoli!” è un’esclamazione che lascia pochi dubbi sullo stato d’animo di chi la grida. Nessuna sorpresa: “ecco sta arrivando chi stiamo aspettando”. Da parte dei compagni la sensazione è quella della trappola; vengono lanciate un paio di molotov, distanti da dove sono posizionate le forze dell’ordine, l’intenzione è di coprirsi la fuga, di sparire al più presto. In una frazione di secondo inizia la fuga e l’inizio di un vero e proprio tiro al bersaglio da parte di chi vedeva le spalle del proprio “nemico”.
Le forze dell’ordine sparano, i giovani scappano.
Tre bersagli, nonostante siano “bersagli mobili”, sono colpiti: uno al “centro”, crolla sull’asfalto, colpito alla schiena; altri due di “lato”, sono colpiti alla testa, ma riescono a continuare la fuga.
Chi giace sull’asfalto urla. Chi è più vicino a lui si ferma: prova ad alzarlo, non ci riesce, chi è a terra non sente più le gambe. Chi soccorre tenta di trascinarlo via da quell’inferno. Verso quel pericoloso gruppo, formato da un giovane di diciotto anni disteso per terra e da un altro giovane che, disperato, prova a salvarlo, vengono sparati altri colpi di pistola. Due raggiungono quei bersagli, diversi dai precedenti, questi sono: “bersagli immobili”. Chi è a terra viene colpito di nuovo su una gamba, chi osava soccorrere viene colpito su un braccio. Chi può cambia il proprio stato di bersaglio, da immobile diventa mobile: non rimane che fuggire.
Uno degli agenti si avvicina al corpo ormai agonizzante di Piero Bruno e, puntandogli la pistola a pochi centimetri, urla: “Così ti ammazzo!”.
E così è: ancora una volta i fedeli esecutori della Legge Reale sparano per uccidere.
Una donna testimonierà: “La mia attenzione è stata immediatamente attratta da un giovane disteso per terra in Via Muratori, sul lato opposto alla mia abitazione a circa 5 o 6 metri dal piazzale antistante l’ambasciata; ho notato poliziotti o carabinieri, anzi credo più poliziotti disporsi alla fine di Via Muratori, evidentemente per isolare la zona. Ho quindi sentito che il ragazzo disteso per terra si lamentava e contemporaneamente ho visto un uomo in borghese sbucare attraverso i poliziotti che si è avvicinato di corsa al ragazzo disteso per terra urlando, presso a poco “ Ti pare questo il modo di ammazzare un collega” e quindi, “ Cane, bastardo, carogna ”, ho quindi visto che l’uomo ha puntato la pistola verso il ragazzo disteso per terra, urlando “Ti ammazzo” ed ho sentito il clic del grilletto. Il ragazzo ha gridato “No ” ed ha fatto il gesto di coprirsi il volto con le mani. Quindi l’uomo, chinandosi sul ragazzo gli ha detto “ ma io ti ammazzerei veramente ” e lo ha scosso.”
Piero Bruno muore il giorno successivo mentre è ancora piantonato in ospedale.
I suoi assassini verranno identificati nel tenente dei carabinieri Bosio, nel suo collega Colantuomo e nell’agente in borghese Tammaro che, come per i molti altri casi di omicidi eseguiti con freddezza all’ombra della Legge Reale, verranno tutti assolti con abili giri di parole ed insabbiamenti delle prove.


LA SENTENZA
Il primo proiettile che raggiunse Piero alla schiena fu esploso dal carabiniere Pietro Colantuono. Il colpo sparato mentre Piero era già a terra fu esploso da un poliziotto in borghese, poi identificato nella guardia di PS Romano Tammaro.
Per simulare una situazione di pericolo ed accreditare la versione di intenti aggressivi da parte dei dimostranti, le forze di polizia trascinarono il ferito verso l’ambasciata.
Oltre a Colantuono e Tammaro, ad aprire il fuoco fu certamente anche il sottotenente dei CC Saverio Bossio.
Nonostante tutto questo, nel dicembre 1976 il giudice istruttore emise la sentenza di archiviazione, scrivendo in tale ordinanza: “se per la difesa dei superiori interessi dello Stato, congiuntamente alla difesa personale, si è costretti ad una reazione proporzionata alla offesa, si può compiangere la sorte di un cittadino la cui vita è stata stroncata nel fiore degli anni ma non si possono ignorare fondamentali principi di diritto. La colpa della perdita di una vita umana è da ascrivere alla irresponsabilità di chi, insofferente della civile vita democratica, semina odio tra i cittadini”.
L’utopia è come l’orizzonte: cammino
due passi e si allontana di due passi.
Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi.
E allora a cosa serve l’utopia ?
A questo: serve per continuare a camminare.
(E. Galeano)







22 Novembre 1975 Piero Bruno ha sempre 17 anni | O capitano! Mio capitano!…:

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lunedì 5 novembre 2012

Fuori casapound da Cremona: presidio antifascista il 10 Novembre

Sabato 10 Novembre casapound Cremona ci onorerà ancora una volta della sua presenza in città. 
In questa data infatti organizzeranno, in Via Milano n.6 al “Bar Soirèe” alle ore 16, la presentazione di un libro sulla disinformazione di massa, che coraggio! 
Conosciamo bene questi individui e la loro politica fatta di violenze, aggressioni fisiche e prevaricazioni di ogni genere, mascherata dietro la strumentalizzazione di problemi sociali. Conosciamo bene le loro intenzioni: insediarsi nel tessuto sociale
aprendo una sede in città per avere un luogo dove educare giovani al pregiudizio raziale e all’utilizzo della violenza.
Di nuovo, quel giorno, un tratto della città sarà militarizzato a spese dei cittadini per tutelare questi sporchi fascisti. 
E’ vergognoso! E’ ora di dire basta! E’ il momento di alzare la testa, Cremona ricorda bene il periodo fascista, ha pagato a caro prezzo le mille nefandezze commesse da quel regime, ed è ripartita dalla cultura del diritto riuscendo a ricreare una propria identità nella valorizzazione dei principi costituzionali e nella loro difesa. 
Ne abbiamo dato prova di recente, quando, dopo che questa giunta infame ha privatizzato l’acqua andando contro il volere popolare in salvaguardia dei beni comuni, un’intera città si è mobilitata per chiedere le dimissioni del Sindaco Perri difendendo l’esito referendario.
Come lo sono stati nostri genitori, nonni, o parenti ancora una volta siamo noi chiamati a difendere quei valori.
Nella nostra città non ci sarà spazio per questi rifiuti sociali. Mostriamo loro il nostro lato migliore, col sorriso stampato in volto, il sorriso di un bambino, di un anziano, di una giovane donna e il sorriso di chi non si arrende di fronte alle ingiustizie di ieri e di oggi.

Il ritrovo per famiglie, cittadini e tutte le forze democratiche e antifasciste è di fronte al “Bar Soirèe” alle ore 15

Cremona ripudia il razzismo!

Cremona è antifascista!








Fuori Casapound da Cremona: presidio antifascista il 10 Novembre:

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Ikea. Campagna di denuncia e di solidarietà con i lavoratori


Ikea. Campagna di denuncia e di solidarietà con i lavoratori
Davanti e dentro Ikea di Napoli, Padova, Collegno, Sesto Fiorentino tra ieri e oggi iniziative di denuncia contro la multinazionale svedese e di solidarietà ai lavoratori delle cooperative caricati dalla polizia venerdi a Piacenza.
Da ieri è partita la campagna di solidarietà per i lavoratori in lotta delle cooperative della logistica, che servono l'IKEA di Piacenza. Dopo le brutali cariche di venerdi da parte della forze dell'ordine ai lavoratori in sciopero e in presidio ai cancelli, diventa ancora più urgente fare pressioni in tutti i modi, sulla multinazionale svedese. Un appello in questo senso è stato lanciato da Clash City Workers.
Presso il punto vendita IKEA di Afragola (Napoli), alcuni compagni hanno distribuito volantini, invitando le persone a consegnare il coupon posto in basso al volantino, alle casse, per esprimere la propria contrarietà ai metodi da "democrazia alla scandinava" che la multinazionale sta adottando nei confronti dei lavoratori della logistica. Volantinaggi e azioni analoghe sono state organizzate anche davanti ai centri Ikea a Padova (vedi foto), Collegno, Sesto Fiorentino e saranno organizzate nei prossimi giorni anche in altre parti d'Italia. Invitiamo a moltiplicare questo tipo di iniziative che vanno proprio a colpire IKEA nel suo punto più debole: l'immagine comune e familiare che tende a dare all'eserno, svelandone il vero volto.
Dopo una prima distribuzione all'ingresso, gli attivisti si sono addentrati nel megastore IKEA di Afragola (Na)per continuare la sensibilizzazione, raccogliendo la solidarietà sia dei lavoratori che di tanta gente che ha consegnato alle casse il "coupon" di denuncia sistemato alla fine del volantino distribuito.

Qui di seguito il coupon da consegnare alle casse di Ikea






Ikea. Campagna di denuncia e di solidarietà con i lavoratori:

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domenica 4 novembre 2012

Sabrina Ancarola: 11/11 Siria I Care Blogging Day






Aderisco al blogging day "Siria, I Care"  Leggete e partecipate Grazie!!  Sabrina Ancarola: 11/11 Siria I Care Blogging Day:

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Contro la guerra.: 7 NOVEMBRE H 17.30 IN PIAZZETTA GARZERIA A PADOVA CONTRO SPESE MILITARI E LOGICA DI GUERRA


7 NOVEMBRE H 17.30 IN PIAZZETTA GARZERIA A PADOVA CONTRO SPESE MILITARI E LOGICA DI GUERRA


ARMI, ILLEGALITÀ E TANGENTI

SENZA ARMI E STRUTTURE MILITARI NON CI SAREBBERO  GUERRE

Nei mesi scorsi denunciavamo che il nostro governo, anche in questo momento di grave crisi economica,  sperpera risorse in spese militari.
Il bilancio delle forze armate nel 2011 è stato di 23 miliardi di euro.
Per la missione in Afghanistan si spendono più di 2 milioni di euro al giorno.
La Difesa aveva preventivato 12 miliardi di euro per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F35. Ci sembrava che la spesa prevista fosse già altissima, invece si è aggiunto un aumento del 60% per cui ciascun F-35 anziché 80 milioni di dollari ne costerà 127: sarà un aumento di spesa di 3 miliardi e 200 milioni di euro.
Il rigore di Monti vale per esodati/e, pensionati/e, studenti, insegnanti, precari/e, ma non per le armi. 
Altra storia di armi. Di recente è stato firmato un accordo tra Italia e Israele che prevede da parte dell'Italia la fornitura di 30 aerei M346, un affare da circa 1 miliardo di dollari che saranno compensati da acquisti italiani dello stesso importo e dello stesso tipo: un satellite spia e due velivoli per la guerra elettronica. Tutto ciò in palese violazione della legge italiana, che vieta la vendita di armi a paesi in guerra e/o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani: Israele occupa militarmente dal 1967 i Territori Palestinesi, ha violato decine e decine di Risoluzioni delle Nazioni Unite, mantiene la Striscia di  Gaza sotto assedio e appena una nave internazionale cerca di portare aiuti umanitari, navi e aerei militari israeliani la attaccano in acque internazionali sequestrando nave, passeggeri e beni trasportati. È già successo tre volte, e l'ultima è di qualche giorno fa.
Gli M346 sono prodotti da Finmeccanica, che è la maggiore azienda italiana nella produzione di armi e proprio in questi giorni a proposito di Finmeccanica stanno venendo alla luce brutte storie di corruzione. Sembra, da quanto si sa delle indagini in corso, che per ogni affare concluso ci sia un 11% che finisce in mazzette e tangenti.

Siamo molto preoccupate di questi fatti, perché se ne parla troppo poco, perché sembra che se ne ignori il peso e l'importanza, sia da parte dell'opinione pubblica che dei mezzi di comunicazione: così le decisioni rimangono soltanto nelle stanze del potere.
Ci opponiamo a scelte che non solo ricadono sulla nostra vita quotidiana, togliendoci risorse, ma ci imprigionano in una società sempre più militarizzata facendoci credere che accettare le armi, l'uso della violenza, la guerra sia un male inevitabile.


La nostra visione è quella di un mondo di pace.
Rifiutiamo di vivere nel terrore delle armi, e rifiutiamo una continua corsa agli armamenti. 
Rifiutiamo che il denaro pubblico - scarso per la scuola, la salute, la previdenza -  venga sprecato in armi e imprese militari.
Vogliamo che le relazioni tra le persone e i popoli siano improntate a democrazia e cooperazione pacifica, per costruire un mondo più sicuro e giusto.





Contro la guerra.: 7 NOVEMBRE H 17.30 IN PIAZZETTA GARZERIA A PADOVA CONTRO SPESE MILITARI E LOGICA DI GUERRA:

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INAUGURAZIONE PRESIDIO NO TAV CHIOMONTE CON IL BOTTO!

Padova ikea