sabato 29 settembre 2012

Marzabotto autunno 1944



Nel settembre del 1944 le forze alleate riescono a sfondare la linea Gotica, la linea difensiva organizzata dai tedeschi che tagliava in due l' Italia da Massa-Carrara a Pesaro e arrivano nei pressi delle colline di Monte Sole sulla media collina a sud di Bologna. In contemporanea in quella zona opera la Brigata Partigiana denominata Stella Rossa composta da circa 800 uomini, che sta dando molti fastidi ai nazisti e questi decidono di annientarla sia per gli attentati che ha fatto sia per impedire a quei partigiani di ricongiungersi con gli alleati. L'ufficiale delle SS Walter Reder già autore dell'eccidio di Sant' Anna viene incaricato di condurre l'operazione, La mattina del 29 settembre del 1944, quattro reparti delle truppe naziste, comprendenti sia SS che soldati della Wermacht, accerchiano e rastrellano il territorio tra le valli del Setta e del Reno, utilizzano anche armamenti pesanti. Quindi nelle frazioni di Panico, di Vado, di Quercia, di Grizzana, di Pioppe e dalla periferia di Marzabotto iniziano a uccidere e bruciare tutto quello che si trova sul loro cammino, questa manovra viene invano contrastata dai partigiani che perdono subito il loro capo Mario Musolesi e non dispongono ne di armi ne uomini sufficienti per reggere il confronto, porta al massacro di 770 persone di cui la maggioranza sono donne e bambini. Le operazioni dei nazisti continuano per sei giorni e viene colpita la frazione di Casaglia di Monte Sole dove tutte le persone vengono condotte al cimitero locale li fanno appoggiare a una Cappella e iniziano a sparare molto basso con le mitragliatrici per essere sicuri di colpire anche i bambini e gettano contro gli ostaggi anche delle bombe a mano, poi tocca agli abitanti di Caprara di Marzabotto che vengono legati a gruppi man mano che vengono trovati e quando il gruppo è composto da un discreto numero di persone viene mitragliato e colpito con le bombe a mano, e continuano in tutte le località della zona. La strage di Monte Sole più comunemente ricordata come la strage di Marzabotto, dal nome del comune più grande oggetto della rappresaglia è stata la più feroce della storia criminale compiuta dai Nazisti in Italia è difficile sapere il numero esatto delle vittime, ma sembra che al termine delle operazioni in tutte le località i morti siano stati più di 1800, con un numero altissimo di ragazzi e bambini sotto i 16 anni circa 230

venerdì 28 settembre 2012

POLIZIA PICCHIA UN LORO INFILTRATO!!! - MADRID 26 settembre 2012



Ecco la prova che i poliziotti usano infiltrati in borghese per creare casino!!! e sono poi quelli che danno fuoco ai negozi e alle auto 

giovedì 27 settembre 2012

Mauro Rostagno: una storia da raccontare




Camurrìa” in siciliano sta a indicare un motivo di fastidio, disturbo. Così Totò Riina usava apostrofare Mauro Rostagno, sociologo e giornalista torinese, la cui permanenza a Trapani negli anni ottanta ne faceva una presenza scomoda.
Il fondatore di Lotta Continua, dopo aver abbandonato il movimento e l’Italia durante “gli anni piombo” perché contrario alla deriva violenta e terroristica, aveva deciso di rientrare e trasferirsi nella città siciliana, nel 1981, per intraprendere una nuova battaglia combattuta con l’arma della parola, della denuncia, contro un sistema di intrecci tra potere economico, potere politico e mafia.
Iniziò presso l’emittente televisiva locale RTC, l’attività giornalistica di Rostagno, che fece presto a “dissacrare” con le sue indagini quello che rischiava di diventare un “vero e proprio santuario delle organizzazioni criminali”: questo il contesto della Trapani di allora nelle parole del Giudice Paolo Borsellino, intervistato dallo stesso Rostagno. Era un santuario inviolato e inviolabile che univa nello stesso culto deviante la massoneria, i boss, la politica, e li riuniva attorno ai grandi affari degli appalti e del traffico di droga.
Il suo impegno contro la droga, oltre che contro quegli assetti, Rostagno lo portava avanti anche nella comunità Saman, da lui stesso fondata, diventata centro di recupero per tossicodipendenti.
“Era un giornalista fuori luogo e fuori tempo, fu un pioniere che andò in avanscoperta con le spalle scoperte”, nel ricordo del Procuratore Antonio Ingroia.
Il 26 settembre 1988, esattamente ventiquattro anni fa, a Valderice (TP), Mauro Rostagno veniva freddato nella sua automobile. Con la sua vita dovevano spegnersi anche i riflettori puntati sulle zone d’ombra di quella Trapani che il giornalista aveva scelto per amarla e cambiarla con il suo impegno, e dove morì per scelta di Cosa Nostra.
Il nome del presunto mandante, il boss trapanese Vincenzo Virga, e quello di Vito Mazzara, accusato di essere uno degli esecutori dell’omicidio, emergono dopo ventidue anni di insabbiamenti, ventidue anni per avviare un processo contrassegnato da depistaggi e silenzi anche da parte degli organi d’informazione nazionali.
E proprio nel ventiquattresimo anniversario della morte di Mauro Rostagno, nell’aula bunker “Giovanni Falcone” del Tribunale di Trapani sono riprese le udienze. “Questa è l’ultima possibilità che do alla Giustizia italiana”, aveva già dichiarato la compagna di Rostagno, Chicca Roveri. E non resta che augurarsi che questa possibilità non vada sprecata, una volta tanto, ma sia piuttosto occasione di riscatto in nome della verità.

26S crónica completa 26 septiembre 2012



Crónica completa de lo sucedido entre las 19.00 y las 24.00 de la noche del 26 de septiembre de 2012.
Miles de personas se concentraron entorno al acceso al congreso en la plaza de Neptuno después de las cargas policiales sufridas en el mismo lugar el día anterior. El tono de la manifestación fue pacífico y de hecho gran parte de los concentrados se mantuvieron sentados en el asfalto. 
A lo largo de la tarde hubo varios momentos de tensión por la aparición de personas con capucha que llevaban la cara tapada y que protagonizaron discusiones acaloradas con la prensa. Esto se debe a que el día anterior fueron varios encapuchados, infiltrados de la policía, que se sospecha pudieron comenzar los disturbios. 
Según avanzó la noche la gente se fue retirando pero los que quedaron tenían muchas ganas de mantenerse firmes en los alrededores del congreso. Cuando su número se redujo lo suficiente, la unidad de antidisturbios intervino para echar a los que quedaban en la zona. El ambiente se empezó a tensar y degeneró en una carga policial que llevo hasta gran vía donde 4

mercoledì 26 settembre 2012

25S crónica 2 25 septiembre 2012



Crónica de como se desarrolló el "rodea el congreso" el 25S entre las 19h y las 00h aproximadamante.Está montado cronológico de forma sencilla. Capta el momento en el que comienza la carga así como su final en la estación de atocha

Assedio al Parlamento spagnolo

Cafeteria El Prado 25 de septiembre Madrid rodea el congreso



Alberto Casillas, un hostelero de Madrid, se ha convertido en un héroe de masas tras enfrentarse a los antidisturbios en las protestas del 25-S. Casillas ha explicado a EcoDiario.es qué sucedió la tarde del martes: "Empezó la carga policial en Neptuno y todos se echaron a correr hacia los comercios del paseo. Entonces, vi a un muchacho al que los antidisturbios estaban pegando, con sangre, y me lancé en su ayuda. Me puse en la puerta, no quería que entraran"

domenica 16 settembre 2012

Ricordando Sabra e Chatila




il 15 settembre, le forze israeliane entrarono a Beirut Ovest, in piena violazione del negoziato promosso dagli Usa.
Il comandante israeliano Eytan concorda con il nuovo capo delle Forze Libanesi di affidare il comando dell’operazione “Pulizia etnica” a Sabra e Chatila, al responsabile dei servizi speciali libanesi.
Prima dell’azione delle forze libanesi, i soldati israeliani appartenenti al corpo speciale “Sayyeret Maktal”, setacciano i campi ed i quartieri di Beirut alla ricerca di 120 professionisti palestinesi, medici, avvocati, insegnanti, infermieri, che non sono partiti, credendosi al sicuro, in quanto non hanno partecipato ai combattimenti. I militari israeliani sfondano le porte delle abitazioni, interrogano gli abitanti terrorizzati e, quando identificano la persona ricercata, questa viene fatta uscire ed abbattuta all’istante. In questo modo vengono assassinate 63 persone.
“Dal mio appartamento all’ottavo piano, con un binocolo, li ho visti arrivare in fila indiana: un’unica fila. Li precedeva la loro ferocia” (dal libro”quattro ore a Shatila” di Jean Genet) L’avanzata dell’esercito israeliano fu lenta, metodica,spietata, condotta a colpi di cannone.
L’esercito non entrò subito nei campi, ma circondò gli ingressi di Sabra, dei campi di Shatila e Burj el Barajne ed il quartiere dell’ex sede dell’OLP, con uomini e carri armati.
Alle 5 di sera di giovedì 16 settembre, i miliziani libanesi penetrano nei campi ed iniziano la mattanza.
Dopo la prima “eliminazione mirata” effettuata dal corpo speciale israeliano, sui camion militari dell’esercito israeliano vengono trasportati i miliziani della seconda ondata di assassini, composta dai libanesi dell’Esercito del Sud del Libano.
Solo dopo il ritorno di questa squadra, nei vicoli e tra le case di Sabra e Chatila, per completare il massacro, scendono in campo gli assassini di Elias Hobeika, responsabile dei servizi speciali libanesi. Saranno essi a compiere le maggiori atrocità.
Il massacro è quindi il risultato dell’alleanza tra Israele ed i Falangisti libanesi. Alleanza dimostrata dal fatto che, nella notte tra giovedì e venerdì, la BBC diede la notizia che la tv israeliana aveva diffuso la voce che truppe falangiste avrebbero compiuto “epurazioni” nei campi palestinesi. Il quotidiano di Tel Aviv “Haaretz” scriveva che il ministro della Difesa aveva informato il Governo della sua decisione di autorizzare l’ingresso delle Falangi libanesi nei due campi. L‘esercito israeliano fornì ai suoi alleati tutto il supporto necessario, dai bulldozer, alle mappe, ai fari degli elicotteri che illuminavano a giorno i campi.
La caccia cominciò quindi nella notte tra il 16 ed il 17 settembre. Palestinesi, siriani, libanesi subirono lo stesso destino. Cumuli di carte d’identità libanesi accanto alle vittime fanno capire l’inutile tentativo di riuscire a sfuggire alla morte. I soldati all’interno dei campi iniziarono subito le esecuzioni di massa ed ebbero 36 ore di tempo per trucidare bambini, donne ed anziani.
All’inizio il massacro compiuto dai miliziani libanesi avviene nel silenzio, usando coltelli, accette,pugnali. Sventrando, sgozzando, decapitando, violentando i corpi vivi delle vittime.
Paralizzata dalla paura la gente dei campi resta chiusa in casa, nascondendosi.
Dopo i primi spari, il massacro prosegue ancora più feroce. Nelle vie del campo, distrutto dagli esplosivi, si accumulano i corpi dei bambini sgozzati o impalati, aggrovigliati ai ventri delle madri. Teste e gambe e braccia tagliate con l’accetta, cadaveri fatti a pezzi. Corpi di donne impudicamente discinte per le ripetute violenze e poi decapitate. Uomini abbattuti e poi castrati. File di uomini fucilati. Cumuli di cadaveri ammassati in discariche o in fosse comuni. Camion carichi di cadaveri e camion di uomini in procinto di divenire cadaveri. Il rastrellamento avviene casa per casa perché nessuno possa sfuggire. Il tutto sotto l’occhio vigile dei soldati e ufficiali israeliani che dall’alto della terrazza dell’ambasciata del Kuwait seguono, con i binocoli, le violenze disumane che non ebrei stanno compiendo su altri non ebrei.
Dal Gaza Hospital vengono fatti evacuare i medici ed il personale straniero.
Venerdì 17 settembre la notizia del massacro comincia a circolare e sconvolge il mondo intero. Giunge la condanna internazionale. Le Forze Libanesi ora hanno fretta, devono finire il lavoro commissionato dai vertici israeliani, per cui sparano su tutto ciò che si muove. Altri reparti rastrellano i quartieri di Sabra e di Fakhani, ammassando centinaia di prigionieri. Molti di questi ostaggi sono spariti nel nulla, solo più tardi vengono trovati nelle fosse comuni.
All’alba di sabato 18 settembre i miliziani falangisti si ritirano, lasciando dietro di sé un numero imprecisato di morti.
Quando i giornalisti stranieri e la Croce Rossa entrarono nei campi il giorno dopo, provarono solo orrore. Sembrava di vivere in un incubo: donne che urlavano sui corpi dei loro cari, che vagavano tra i vicoli, bambini che piangevano in mezzo ai corpi mutilati, corpi che cominciavano a gonfiarsi sotto il sole. Molti di loro piansero, altri, semplicemente vomitarono.
Il numero totale delle vittime assassinate e di quelle scomparse nel nulla è di circa 3.000.
Secondo i testimoni il massacro è stato compiuto da 1.500 uomini che parlavano il dialetto di Beirut ed indossavano le uniformi delle Forze Libanesi.
Il 19 settembre parlando alla radio per il capodanno ebraico, Ariel Sharon dichiarò che i suoi uomini sarebbero restati a lungo a Beirut, almeno fino a quando l’esercito libanese sarebbe stato in grado di prendere il controllo, prima però, dovevano bonificare le aree in cui si trovavano i palestinesi.
Le testate giornalistiche internazionali trattarono l’argomento solo per pochi giorni. In breve tempo, i mezzi di comunicazione si impegnarono per riciclare l’immagine disonorata d’Israele, trasformandola in quella “pietosa” della vittima ingiustamente infangata!
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 25 settembre condanna i massacri israeliani, ma gli USA votano contro. Il parlamento israeliano il 22 settembre decise di non formare una commissione ufficiale d’inchiesta. Il contingente multinazionale di pace il 26 settembre tornò a Beirut, nuovamente sollecitato ad intervenire per svolgere la funzione di interposizione.
Ancora oggi, nessuno ha mai pagato per questo crimine.
Il 31 dicembre 1983, il Presidente Pertini dopo essere stato sui luoghi del massacro, rilasciò questa dichiarazione:
“Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”

Presidio No TAV di Bruzolo 8 settembre 2012: Ritorno al futuro


Il Movimento No TAV Valsusino, in assenza di segni da inquirenti e magistratura circa le indagini sugli attentati mafiosi che, ad inzio 2010, distrussero 2 presidi, decide di fare un po' di pulizia intorno ai resti del Presidio di Bruzolo. Gesti di ordinario eroismo per persone normali, determinate a vincere una giusta battaglia!

sabato 15 settembre 2012

Vicenza 13.03.2012- Fiaccolata contro le servitù militari



Più di mille persone hanno invaso il centro di Vicenza contro l'ampliamento della Pluto e le servitù militari.

giovedì 13 settembre 2012

La quarta via. Official Trailer



Kaha Mohamed Aden racconta di Mogadiscio, sua città natale, e ne ricostruisce la storia a Pavia, luogo in cui la scrittrice attualmente risiede. La capitale della Somalia è divisa in cinque vie, che corrispondono a diversi periodi storici. La quarta via simbolizza l'attuale guerra civile, che nega i periodi precedenti e rende necessaria la speranza in una quinta via. La quarta via risolleva l'atte
nzione verso un paese che ha condiviso molte relazioni storiche con il nostro, ma viene puntualmente dimenticato dai media italiani. La storia di Mogadiscio fa sorgere alcune domande fondamentali sulla storia d'Italia, presupponendo che non quest'ultima possa risultare limitata, se non distorta, senza considerare la storia delle colonie, sul quale esiste tuttora una colpevole amnesia. La quarta via vuole presentare la storia di una 'nuova cittadina' di un paese che spesso appare sempre più intollerante e xenofobo. 

Kaha Mohamed Aden, an Italian writer of Somali origin, narrates her memories of Mogadishu, her hometown, and reconstructs its story in Pavia, where she currently lives. The capital city of Somalia is divided into five main streets, with each corresponding to different historical periods. The 'fourth road' symbolizes the actuality of civil war, but also negates the preceding periods and makes it ne
cessary to set our hopes on a 'fifth street'. The Fourth Road: Mogadishu, Italy brings to our attention the issues of a land which shared a number of historical relationships with Italy in the past years; yet, this problematic aspect unfailingly tends to be overlooked by Italian mass-media. The history of the city of Mogadishu gives rise to many important fundamental questions on the history of Italy itself, given the assumption that we have a limited, and, to some degree, distorted historical view on this matter, not to mention the partial omission of the colonialism period, of which people seem inclined to take no notice. The Fourth Road: Mogadishu, Italy aims to present the story of a 'new town' in a country which appears to be growing increasingly xenophobic and intolerant.

La Morte Bianca




Cortometraggio sulle morti nei posti di lavoro, usando un punto di vista surreale, che cerca di arrivare al senso di disumanizzazione che provoca questo fenomeno.
Lontani da un punto di vista didascalico e realistico, affrontiamo un problema enormemente attuale, sperando che colpisca l'attenzione dello spettatore. "Dicono che se ne muoiono più di mille è come una guerra, da 3 morti il giorno.Una tragedia perpetua.Invece se in un anno ne muoiono 980 il commento è: dati in calo, del 6,9%, miglioramento dal 2009.Siamo ai minimi di sempre.In pratica tu sei parte di un miglioramento. Sei nel lato positivo della tragedia
"

Cancellieri, il ministro della repressione sociale

"Noi tecnici siamo incapaci di vendere sogni", quindi davanti alle tensioni sociali ci attrezziamo per distribuire mazzate.

Questa intervista a La Stampa è tutta da leggere e da studiare. C'è davvero un compendio della filosofia di questo governo.
L'altro ieri, all'incontro con i sindacati, Mario Monti aveva spiegato che la "crescita", quindi un maggiore benessere che si spande selettivamente a tutta la società, non è cosa che il governo debba o voglia incentivare. Spetta solo alle imprese provarci, con i sindacati che devono far di tutto per aiutarle a fare profitti.
Ora il ministro dellinterno spiega che, siccome loro "tecnici" non sanno vender palle ("sogni") come la "vecchia politica", le tensioni sociali "purtroppo" inevitabili dovranno esser tenute sotto controllo dai sindacati, coadiuvati se possibile dai partiti. Perché a loro "tecnici", tecnicamente, spetta solo di intervenire quando il conflitto esorbita dai confini che loro stessi avranno stabilito. E in quel caso loro distribuiranno solo mazzate, perché la polizia non è mica un ammotizzatore sociale...

"I partiti erano un cuscinetto contro le tensioni sociali"

GUIDO RUOTOLO
napoli
La risposta è immediata: «Cosa mi preoccupa di più? La fragilità della Sardegna, Taranto, la Tav». Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, alla vigilia del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, passa in rassegna i punti critici per la tenuta dell’ordine pubblico e della legalità nel Paese.

Ministro, mettiamo che sia un giorno come gli altri. Una coppia con una bambina di 18 mesi cammina per strada, a Milano. Arriva un killer e mira: prima la donna, poi l’uomo. Una spietata esecuzione. Si salva solo la bambina. E’ normale che accada questo a Milano, un giorno di settembre?

«Certo che non lo è. Non lo è doppiamente perché è avvenuto a Milano. Episodi come questi amplificano la percezione dell’insicurezza tra i cittadini, con una rappresentazione della realtà distorta. Voglio assicurare i milanesi: le forze dell’ordine verranno quanto prima a capo di questo duplice omicidio. Milano deve sentirsi sicura».

La pista individuata porta alla droga. Se a Milano si spara per la polvere bianca, a Scampia, Napoli, si combatte una guerra di camorra...

«Ho letto che il governo sarebbe intenzionato a mandare l’Esercito a Scampia. E’ una notizia totalmente infondata. E’ vero invece che vogliamo intensificare la prevenzione, l’intelligence, il controllo del territorio da parte delle forze di polizia».

E in Calabria, in cinque giorni, cinque commissioni d’accesso in altrettanti comuni per decidere il loro scioglimento per infiltrazione mafiosa...

«E’ così. Un quadro complicato e delicato, che impone maggiore attenzione e vigilanza. In Calabria esiste un delicato problema di particolare sensibilità e che coinvolge i rapporti della criminalità mafiosa con gli enti locali. La decisione sullo scioglimento di Reggio Calabria è ormai in via di definizione».

Insicurezza sociale e ordine pubblico. E’ difficile trovare un punto di equilibrio.

«Il messaggio che dobbiamo dare ai cittadini è quello della fiducia e del senso di responsabilità. Domani (oggi, ndr) affronteremo nel Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza con molta serenità tutti i punti di crisi. Una disamina a 360° dei focolai di possibile tensione».

Il Viminale in questo momento di forti tensioni sociali provocate da drammatiche crisi aziendali, con la prospettiva di chiusura e di disoccupazione per 30.000 lavoratori, rischia di ritrovarsi con il cerino in mano...

«Noi comunque non vogliamo abbandonare la strada che abbiamo scelto: iI dialogo, ascolto, soluzione dei problemi. Mi rendo conto che chiediamo ai cittadini un maggiore senso di responsabilità per affrontare problemi le cui responsabilità vanno ricercate altrove, e non sono certo imputabili ai lavoratori. Ma è l’unica strada possibile. Non abbiamo la bacchetta magica per risolvere d’incanto i problemi».

Con il governo dei tecnici, non è possibile promettere l’impossibile. Questo significa che i problemi rischiano di trasformarsi in questione di ordine pubblico?

«La vecchia politica ha svolto un ruolo di “cuscinetto” tra le tensioni sociali e la risoluzione dei problemi. Noi siamo, al contrario, incapaci di vendere sogni, facciamo i conti con la dura realtà e di questo, sono convinta, i cittadini cominciano a esserne consapevoli».

E dunque chiedete un atto di fiducia cieca ai lavoratori? Che dovrebbero rassegnarsi a trovarsi senza lavoro?

«Non dico questo. Chiedo a tutti un grande senso di responsabilità e di fiducia. Sono convinta che questo governo meriti questa fiducia. Lo sforzo deve essere corale. Occorre individuare un percorso di uscita dalla crisi. E laddove non è possibile, occorre attivare ammortizzatori sociali. Sapendo però che dobbiamo andare avanti con il risanamento economico e finanziario del Paese».



Cancellieri, il ministro della repressione sociale

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“I fascisti aggrediscono, Alemanno li protegge”: corteo a Montesacro

fasciConferenza stampa e corteo antifascista nelle strade di Montesacro (Roma) per rispondere all'aggressione squadrista di questa notte e per dire basta alla copertura politica che il sindaco Alemanno concede ai picchiatori.

Quando si era sparsa la notizia che nel corso della notte una squadraccia fascista aveva aggredito alcuni studenti che stavano partecipando ad una festa nel Parco di Aguzzano, mandandone quattro in ospedale, collettivi e forze antifasciste del quartiere avevano indetto una conferenza stampa nel quartiere.
Intorno alle due, hanno spiegato alcuni dei ragazzi feriti, alcuni giovani si stavano allontanando dal luogo della festa hanno avvistato un gruppo di persone col volto coperto dai caschi e armate di mazze e catene che si avvicinava, e hanno avvertito i giovani che erano rimasti nel parco.  Ma non tutti hanno fatto in tempo ad allontanarsi, e quattro giovani sono stati picchiati ed hanno riportato serie contusioni. Un ragazzo che si occupava della strumentazione audio per salvare l’attrezzatura nella fretta è finito addirittura in una scarpata.
Intorno alle 16,30 la conferenza stampa improvvisata sotto i portici di Piazza Sempione per denunciare quanto accaduto nel parco di Aguzzano tra Quarto e Quinto Municipio si è trasformata in un piccolo corteo nel quartiere, che ha percorso Viale Adriatico fino all’altezza degli uffici postali ed è tornato indietro su Viale Carnaro per tornare poi a Piazza Sempione. 
Circa duecento persone, per lo più ragazzi e ragazze giovanissime delle scuole superiori della zona, hanno sfilato dietro uno striscione che recitava “i fascisti aggrediscono, Alemanno li protegge”, e hanno gridato slogan antifascisti e intonato canzoni della Resistenza, con l’obiettivo di sensibilizzare il quartiere rispetto alle sempre più frequenti aggressioni ai danni di militanti delle organizzazioni di sinistra o di semplici avventori dei centri sociali o delle occasioni di aggregazione sociale della zona.
L’aggressione fascista di ieri è l’ultimo capitolo di una lunga serie di episodi di natura squadristica e di intimidazioni che datano almeno dal 2002. Nell’aprile di quell’anno si verificò un episodio fotocopia rispetto a quello di questa notte: un gruppo di ragazzi che festeggiavano i diciott’anni di un loro amico nello stesso parco vennero aggrediti da una ventina di individui armati di caschi, bastoni, cinte e catene. Un ragazzo venne colpito in volto da una catena, mezzo centimetro sotto l’occhio, che altrimenti avrebbe potuto perdere. Una vittima dell’aggressione per un anno soffrì problemi di insonnia. I ragazzi vennero convocati presso la questura centrale dietro Via Nazionale ma l’episodio non fu seguito da nessuna seria inchiesta sui responsabili. 
E da allora quel triangolo verde che divide due municipi, il quartiere Talenti da viale Marx e dall’area dove sorge il centro sociale La Torre, è stata teatro di molti episodi di aggressione simili in un filo conduttore che riconduce sempre alle aree nere della zona di Talenti. 
Ad esempio anche nel liceo Classico Orazio, liceo storicamente di sinistra e dove la presenza interna del Blocco studentesco è attualmente ridotta al lumicino (sporadicamente una ventina di ‘camerati’ si presenta davanti al Liceo e poi sparisce) vi è stato un tentativo di aggressione anche nel giugno di quest’anno, in occasione di una festa di fine anno scolastico organizzata dai ragazzi dei collettivi e da altri gruppi di giovani. 

Ieri la festa nel parco era stata organizzata per celebrare la riapertura dell’anno scolastico senza un chiaro contenuto politico. Ma evidentemente chi cerca di mettere le proprie bandierine sui quartieri della capitale a suon di botte e intimidazioni non ha voluto rinunciare alla spedizione punitiva.

Le forze antifasciste del quartiere accusano Casapound e Blocco Studentesco, che naturalmente negano tutto e anzi fanno la parte delle vittime. Eppure alcuni aggressori indossavano, dicono testimoni, magliette degli ZetaZeroAlfa, il gruppo nazirock di Iannone. Ora bisognerà capire se le forze dell’ordine e la magistratura indagheranno seriamente sull’accaduto o se l’impunità che caratterizza l’operato dell’organizzazione di Iannone e degli altri gruppuscoli dell’estrema destra neofascista continuerà a favorire le aggressioni. Nel frattempo i quattro feriti – due hanno riportato tagli alla testa, gli altri contusioni alla gamba e al piede – hanno sporto denuncia contro ‘ignoti’.

Che cosa deve accadere la prossima volta, magari nel corso di un’ennesima aggressione a danni di ragazzi o di chi semplicemente viene percepito come diverso, perché qualcuno si decida finalmente a porre un freno a certa gentaglia?
da Contropiano

“I fascisti aggrediscono, Alemanno li protegge”: corteo a Montesacro:

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martedì 11 settembre 2012

Roma. Aggressione di squadristi di Casapound


Roma. Aggressione di squadristi di Casapound
Aggressione fascista, stanotte, al parco di Aguzzano, durante una festa. Feriti quattro giovani.
Nuova azione squadristica, nella capitale, della nota organizzazione ‘di promozione sociale’ capitanata dal ‘cantautore’ Iannone. Centinaia di giovani stavano festeggiando la fine dell’estate nel Parco di Aguzzano, nel IV municipio, quando intorno alle due di notte una ventina di fascisti aderenti a Casa Pound e a Blocco Studentesco – i balilla della situazione – hanno aggredito alcuni studenti armati di caschi e bastoni.
Denunciano in una nota alcune realtà antifasciste del IV Municipio:
"Il risultato? Quattro ragazzi hanno dovuto ricorrere alle cure mediche in ospedale con lesioni alla testa e in altre parti del corpo e molti altri sono rimasti contusi - continua la nota - L'ennesimo atto di violenza neofascista dopo la stagione segnata dalle aggressioni targate Casa Pound durante l'occupazione di via Val d'Ala culminate con l'agguato ai giovani del Partito democratico, tra cui il capogruppo municipale Paolo Marchionne, lo scorso novembre, di cui sono stati riconosciuti responsabili noti dirigenti dell'organizzazione neofascista. E' iniziata la campagna elettorale dei gruppi neofascisti sui territori della nostra città, abbiamo gli occhi ben aperti e non abbiamo nessuna intenzione di rimanere a guardare. Invitiamo tutta la cittadinanza democratica e antifascista a manifestare la propria solidarietà alle ore 15,00 a Piazza Sempione dove si terrà una conferenza stampa".


Scrive invece il Centro Sociale Horus Project:


“Stanotte aggressione di CasaPound ore 15,00 conf stampa a Piazza Sempione...abbiamo gli occhi ben aperti e non abbiamo nessuna intenzione di rimanere a guardare!
La scorsa notte nel Parco di Aguzzano si stava tenendo una festa organizzata da ragazzi e ragazze del IV municipio che in questi anni hanno condiviso all'interno delle scuole del territorio percorsi di movimenti e di aggregazione sociale e culturale. Un momento per stare insieme, ballare, ritrovarsi alla fine dell'estate e prima dell'inizio del nuovo anno. Verso le due e mezzo del mattino, a festa ormai finita una ventina di neofascisti appartenenti a Casa Pound e Blocco Studentesco hanno aggredito i partecipanti alla festa con caschi e bastoni. Il risultato? Quattro ragazzi hanno dovuto ricorrere alle cure mediche in ospedale con lesioni alla testa e in altre parti del corpo e molti altri sono rimasti contusi.L'ennesimo atto di violenza neofascista dopo la stagione segnata dalle aggressioni targate Casa Pound durante l'occupazione di via Val d'Ala culminate con l'agguato ai giovani del Partito democratico, tra cui il capogruppo municipale Paolo Marchionne, lo scorso novembre, di cui sono stati riconosciuti responsabili noti dirigenti dell'organizzazione neofascista.
E' iniziata la campagna elettorale dei gruppi neofascisti sui territori della nostra città... abbiamo gli occhi ben aperti e non abbiamo nessuna intenzione di rimanere a guardare!
Invitiamo tutta la cittadinanza democratica e antifascista a manifestare la propria solidarietà alle ore 15,00 a Piazza Sempione dove si terrà una conferenza stampa”



Roma. Aggressione di squadristi di Casapound:

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Cile 1973, l'11 settembre che non abbiamo dimenticato



Cile 11 settembre 1973, inizia il colpo di stato militare. Viene soffocato nel sangue il sogno di giustizia sociale e progresso rappresentato dal governo di Salvador Allende. Inizia l'11 settembre 1973 la dittatura di Pinochet: oltre 30000 morti, arresti, torture desaparecidos.
L'11 settembre che non dimentichiamo

Pink Ribbons, Inc (trailer con sottotitoli italiano)



Trailer del documentario sul business del cancro al seno "Pink Ribbons, Inc" con sottotitoli in italiano.

sabato 8 settembre 2012

Bella Ciao-Quilapayun




Appello: Ad Isernia c'ero anch'io ! L'antifascismo non si condanna!!!

Succede ad Isernia.

Il 29 ottobre scorso la Questura e la Prefettura di Isernia nonostante gli accorati appelli dell’ANPI e di una cinquantina di associazioni, autorizzano la manifestazione organizzata dai “fascisti del III Millennio” CasaPound, presso la sala gialla della Provincia di Isernia

Ora a distanza di quasi un anno dall’accaduto la Procura di Isernia ha provveduto a condannare con decreto penale 7 antifesciste/i ad una pena detentiva di 8 giorni di carcere, convertita in multa pecuniaria di 1350 euro a testa per “manifestazione non autorizzata” perché “intonavano in prossimità del Palazzo della Provincia slogan del tipo <> intonando la canzone <>”. Tutto questo in base ad un regio decreto del 1931.

Insomma si condannano gli antifascisti con le leggi repressive approvate dal regime fascista!!!

Eravamo cittadini certi che la nostra Costituzione fosse nata dalla gloriosa Resistenza antifascista e invece scopriamo che essere antifascisti è un reato.

Gli esiti di questa vicenda conferma una tendenza in atto a livello nazionale, già nota e sempre più vigorosa: impunità e legittimazione per i fascisti e repressione sempre più pesante per gli antifascisti.

Questa condanna si iscrive in un clima di pesante messa in discussione dei valori dell’antifascismo, sia a livello locale che a livello nazionale, portato avanti dalla quasi totalità del mondo politico istituzionale, per il quale oramai il fascismo è una ideologia legittima come altre, anzi, meglio di altre,visto che ne fa propri valori e pratiche (dal razzismo legittimato e recepito da leggi dello Stato, all’idea che le contraddizioni sociali siano affrontabili con militari nelle strade, manganelli e sgomberi di massa.)

Noi non ci stiamo. Noi rivendichiamo il nostro antifascismo. Ora e sempre.

Rivendichiamo la nostra Resistenza alle nuove forme di fascismo e di repressione che nascono anche dal silenzio delle istituzioni. Dalla connivenza dei garanti della legge.

Non lasciamo che la nostra Costituzione venga calpestata.

Non lasciamo che cancellino la Storia.

AD ISERNIA C’ERO ANCH’IO!

mercoledì 5 settembre 2012

La bambina araba della bicicletta seduce Venezia



Nella tenera storia di una ragazzina dodicenne che sogna una bicicletta c'e' tutta una
rivoluzione. La piccola, Wadjda, vive in Arabia Saudita e le bici per le femmine sono vietate. La storia di "Wadjda" alla Mostra del Cinema di Venezia ha conquistato tutti. E' in gara ad Orizzonti e concorre anche al Leone del futuro per l'opera prima: l'ha diretta Haifaa Al Mansour, la prima regista donna dell'Arabia Saudita.

Ancora un rinvio al processo agli uccisori di Vittorio Arrigoni


Ancora un rinvio al processo agli uccisori di Vittorio Arrigoni

Ennesimo rinvio nel processo che dovrebbe fare chiarezza sul sequestro e la morte di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani, a lungo presente a Gaza al fianco della popolazione palestinese. Quattro gli imputati. La sentenza era attesa per oggi,5 settembre, invece tutto slitta al 17 per motivi tuttora sconosciuti.
Quale sia l’interesse di Hamas nel provocare questi ritardi non è chiaro. Secondo il sito Nena News, a Gaza circolerebbero «voci di una condanna leggera per tre dei quattro imputati che verrebbero trovati colpevoli di aver partecipato al rapimento ma non all’assassinio». «Il quarto, accusato soltanto di essere un fiancheggiatore, già da alcuni mesi è a piede libero».
Il rischio è quindi che sull’uccisione di Vik permanga il mistero, nonostante il grande affetto dimostrato dalla popolazione della Striscia per Vittorio (si veda, ad esempio, il video di Darg Team, che pubblico qua sopra, che ogni volta ha il potere di commuovermi).
Ogni parola è retorica, quindi dirò soltanto che, a quasi un anno e mezzo di distanza dalla sua morte, Vittorio mi manca.
PS: Più volte ho parlato del progetto Restiamo Umani – The reading movie, la lettura filmata della testimonianza di Vittorio da Gaza durante i bombardamenti dell’operazione militare «Piombo fuso». Per realizzare il film era possibile prenotare una quota, finanziandolo dal basso. Al momento attuale, 400 quote prenotate risultano ancora non pagate. Prego davvero tutte e tutti quell* che avessero dimenticato di farlo, di versare il contributo promesso.
Verificate se siete già nella lista dei sostenitori. In caso contrario potete pagare QUI.



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martedì 4 settembre 2012

domenica 2 settembre 2012

Blue Moon



Normalmente c'è una luna piena al mese. Le rare volte in cui ci sono due pleniluni in un mese, il secondo viene detto "Luna blu". Questo filmato è stato effettuato durante la Luna blu della notte fra il 31 Agosto e il 1 Settembre