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venerdì 29 giugno 2012

Strage di Viareggio, 3 anni dopo.




Il 29 giugno deve essere, per tutti, la giornata del dolore, della commozione, del silenzio. La strage di Via Ponchielli, tre anni fa, non ha lasciato soltanto trentadue vittime, decine di feriti, intere famiglie straziate dal lutto e e la distruzione di un intero quartiere. Su quel tragico episodio, che ha lasciato una ferita profonda nella città, ci sono ancora troppe domande in attesa di risposta. 
 
 
A distanza di tre anni dal disastro ferroviario della Stazione di Viareggio, vogliamo far sentire la nostra vicinanza e il nostro sostegno ai familiari delle vittime della strage e a quelle coraggiose associazioni che ogni giorno continuano a battersi per ottenere verità e giustizia. Ci uniamo a loro in questo momento di commozione e ricordo. Dopo tre anni, infatti, non possiamo e non dobbiamo smettere di pretendere l’accertamento delle responsabilità che hanno causato questa tragedia.
 
 
Nell'inchiesta aperta dalla Procura di Lucca gli indagati sono 38: manager, dipendenti di Ferrovie dello Stato, di Rfi, di Trenitalia, di Fs Logistica, di Cima Riparazioni, della tedesca GATX Rail Germania e dell'austriaca GATX Rail. Per tutti gli indagati la Procura formula le seguenti ipotesi di reato: incendio e disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Inoltre, per alcuni, vengono ipotizzate una serie di violazioni al Testo unico in materia di tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro.
 
 
Il nostro Paese è ancora in attesa di conoscere chi e in che modo avrebbe potuto evitare quel tragico incidente e se le imprese coinvolte, tra cui Fs Spa, Trenitalia spa, Rfi spa, Fs Logistica spa, aziende di proprietà dello Stato, abbiano proprie responsabilità in questa tragica vicenda.
 
Oggi tutti ci stringiamo a Viareggio nel ricordo e nella commozione. Ma questo non è sufficiente e non può bastare. Giustizia non è ancora stata fatta e la ricerca della verità non deve esaurirsi. Senza giustizia, infatti, superstiti e familiari non avranno mai pace. E al rancore per il grave torto subìto, non si sostituirà mai quel ricordo, doloroso ma sereno, necessario alla diffusione di una nuova cultura della sicurezza e della prevenzione.
 

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