mercoledì 18 aprile 2012

Ancora nove italiani sotto sequestro

Con la liberazione di Maria Sandra Mariani in Algeria restano nove gli italiani sotto sequestro in diverse zone del mondo. Si tratta di aree a rischio, come la fascia che si estende dalle zone desertiche dell’Africa occidentale alle acque antistanti il Corno d’Africa. C’è poi il Pakistan, in una regione considerata pericolosa perché vi operano milizie islamiche. Responsabili dei sequestri sono principalmente gruppi terroristici come Al Qaeda nel Maghreb islamico, i Boko haram nigeriani, gli Al Shabaab somali o i taliban attivi nelle zone di confine tra Afghanistan e Pakistan.

Rossella Urru. Trent’anni compiuti da poco, sarda, al lavoro come cooperante del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (Cisp) in Algeria, Urru è stata sequestrata insieme ad altri due colleghi (Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez) la notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 dal campo profughi di Hassi Raduni, nel deserto algerino sud-occidentale, abitato da profughi sahrawi. Laureata in cooperazione internazionale a Ravenna, da due anni Rossella Urru lavorava a un progetto umanitario per il Cisp. A dicembre un video diffuso da un giornalista dell’Afp testimoniava che i tre ostaggi erano ancora in vita, nelle mani del Movimento unito per la jihad nell’Africa occidentale. Poi, all’inizio di marzo, il sito mauritano Sahara media aveva annunciato la liberazione di Urru, purtroppo smentita nel giro di poche ore. Dopo, nuovamente il silenzio.

Un altro italiano di cui si sono perse le tracce è Bruno Pellizzari, rapito dai pirati somali il 10 ottobre 2010 con la compagna sudafricana Deborah Calitz. Lo skipper , sequestrato mentre lavorava su uno yatch a largo della costa della Tanzania, viveva da anni in Sudafrica.

Giovanni Lo Porto. 38 anni, palermitano, è un cooperante che lavora per l’ong tedesca Welthungerhilfe. L’uomo è stato sequestrato con il collega olandese Bernd Johannes il 20 gennaio scorso nel distretto di Multan della provincia centro-occidentale pachistana del Punjab, dove lavorava a un progetto di sostegno alle popolazioni colpite dalle inondazioni. Lo Porto e Johannes sono stati portati via da quattro uomini incappucciati e armati, che hanno caricato i due cooperanti su un’automobile. I rapitori hanno puntato una pistola al volto dei cooperanti costringendoli a indossare il shalwar kameez, l’abito nazionale pachistano. Secondo la polizia dietro al sequestro ci sono i fondamentalisti islamici. Dopo gli studi in Gran Bretagna, tra la London Metropolitan University e la Thames Valley University, Lo Porto ha lavorato come project manager per varie ong, tra cui il Gruppo volontario civile e il Cesvi. Quindi è passato a collaborare con la Welthungerhilfe (Aiuto alla fame nel mondo), creata nel 1962 sotto la protezione e il sostegno della Fao.

I sei a bordo della nave Enrico Ievoli. Golfo dell’Oman, 27 dicembre 2011. Il mercantile Enrico Ievoli è in attesa di inserirsi in un convoglio scortato da navi militari di altri paesi, quando viene assalito da pirati a bordo di un barchino armato di kalashnikov e Rpg. L’allarme viene dato alcune ore dopo. Partito dagli Emirati Arabi Uniti e diretto verso il Mediterraneo, il tanker ha un equipaggio di 18 uomini, di cui sei italiani, cinque ucraini e sette indiani. La società armatrice, la napoletana Marnavi, non aveva chiesto l’imbarco dei Nuclei militari di protezione (le scorte armate che la difesa mette a disposizione dei mercantili italiani) perché il bastimento era già inserito in un programma di scorta navale internazionale. I pirati, forse avvertiti, hanno approfittato della momentanea scopertura; e dopo aver preso il controllo della nave l’hanno portata alla fonda davanti alla costa della Somalia.

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