lunedì 24 ottobre 2016

PARIS 20/10/2016 • LA POLICE PÈTE UN PLOMB ET MARCHE VERS L'ÉLYSÉE







Un
nuovo fenomeno, alquanto inquietante, si sta verificando per le strade
di Parigi e di altre città francesi: la polizia ha deciso di esprimere
la sua “collera” nei confronti di un governo che, a suo dire, non la
sostiene e di mostrarsi solidali con il poliziotto gravemente ferito l’8
ottobre a Viry-Chatillon da un cocktail molotov. L’episodio, avvenuto
nei pressi di una cité particolarmente “difficile”, così come sono
considerate quelle zone in cui lo Stato si mostra nella sua essenza
strutturalmente razzista e marginalizzante, aveva scatenato durissime
reazioni di condanna e di sorpresa da parte dell’opinione pubblica. A
partire da quel momento la polizia ha indetto un primo presidio di
solidarietà susseguito da vaire manifestazioni a Marsiglia, Nizza,
Tolosa, fino ad arrivare alla terza manifestazione nel giro di pochi
giorni. Questa settimana a Parigi un corteo è partito da place de la
République, punto di partenza simbolicamente importante per la città che
per mesi è stata teatro di un intenso periodo di lotta contro la loi
travail, passando davanti all’ospedale dove si trova ancora ricoverato
l’agente.


«Les
gendarmes avec nous!», rivolgendosi così alle camionette che scortavano
la manifestazione e cantando La Marsellaise, la polizia si è diretta
verso l’Eliseo per mostrare il suo scontento rispetto alle condizioni
lavorative e per lamentare di essere vittima di una
haine anti-flic , l’odio anti-sbirro. Un corteo con molti agenti travisati e armati, protetti lungo il percorso dai propri colleghi. La
protesta contro le violenze fatte alle forze dell’ordine è stata
pubblicamente sostenuta dal Front National e da una Marine Le Pen che ha
descritto il loro scontento come “legittimo e sano”. Le basi sindacali
intendono denunciare l’impunità di cui godono gli aggressori della
polizia e criticano il loro stesso sindacato maggioritario, Alliance,
per non essere abbastanza combattivo nel migliorare le condizioni
lavorative. Intanto, il Parti Socialiste dichiara di voler tenere in
considerazione la richiesta di provvedere ai rinforzi necessari alla
lotta al terrorismo e Hollande apre la concertazione con i sindacati che
hanno lanciato una nuova data mercoledì 26 ottobre per una marcia che
si faccia portatrice della collera poliziesca e cittadina. L’avvio di
questo dialogo prelude al nuovo piano di sicurezza pubblica che verrà
introdotto in novembre, provvedimento che aumenterà mezzi e effettivi
per le forze dell’ordine.
Il
panorama che si sta delineando ha un che di paradossale considerando i
danni fisici, psicologici e in termini di libertà di movimento e di
espressione di cui la repressione francese ha dato prova soprattutto
nell’ultimo anno. Dopo gli attentati di novembre e la dichiarazione
dello stato di emergenza il governo socialista non ha smesso di dare
mezzi e libertà di manovra alle forze dell’ordine, tendenza che ha avuto
il suo culmine nel dispositivo messo in atto durante il movimento di
questa primavera-estate francese. Chi ha perso occhi, chi ha rischiato
la vita, chi ha preso le botte, le granate, chi è morto nelle cité o sui
territori della ZAD di Sivens, chi negli angoli di un commissariato è
stato violentata, chi subisce ogni giorno controlli per le strade e
nelle stazioni, sono il risultato di una politica che ha un mandante e
un esecutore ben identificabili. Quello che sta succedendo in questi
giorni dovrebbe dare un’indicazione chiara del terreno che si sta
preparando all’alba delle presidenziali del 2017.

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