lunedì 24 ottobre 2016

Napoli - L'ospedale San Gennaro non si chiude, lunedì tutti in piazza!







“La rivolta del Rione Sanità” titolava Il
Mattino, uno dei principali quotidiani campani, lo scorso lunedì dopo
l’occupazione dell’ospedale San Gennaro.

Il processo di dismissione di questo ospedale dura ormai da anni. Prima
era stato chiuso il pronto soccorso, successivamente i suoi servizi
erano stati depotenziati, lasciando una delle zone più popolose della
città con un presidio ospedaliero monco, nonostante si trattasse di una
struttura storica su cui i cittadini avevano potuto contare per anni.

Ora, per chi non conoscesse bene la situazione, è bene che si tenga
presente che il Rione di cui parliamo, da solo, conta più di 30mila
abitanti, ma che l’ospedale San Gennaro rappresenta un punto di
riferimento essenziale per tutto il quartiere in cui si trova,
Stella-Sanità, che invece di abitanti ne fa più di 60mila, oltre che per
buona parte della terza municipalità e per pezzi della municipalità
limitrofe, la seconda e la quarta. La chiusura del pronto soccorso
dell’ospedale di cui parliamo ha lasciato agli abitanti di queste zone
come punti di riferimento i soli affollatissimi Pellegrini e Cardarelli,
questo in particolare rappresenta una delle strutture più frequentate
del Sud Italia in cui per riuscire a essere visitati al pronto soccorso
si possono aspettare anche sette o otto ore. 
In
questo quadro già drammatico si è inserito il nuovo piano nazionale
sanitario redatto dalla ministra Lorenzin, tradotto dal Governatore
della Campania Vincenzo De Luca con il decreto 33 nello smantellamento
di diverse strutture, tra cui quella dell’ospedale San Gennaro, che
tecnicamente verrebbe semplicemente trasformato. Nei fatti invece
parliamo di una chiusura sostanziale della struttura, che perderebbe la
forma di un ospedale vero per diventare “un polo territoriale
riabilitativo e polispecialistico“, formula roboante che significa nei
fatti ridurre drasticamente le funzioni della struttura, e quindi
chiusura della maggior parte dei reparti ora esistenti, ridurre i
ricoveri, il personale, garantendo l’accesso all’ospedale solo tramite
ticket, e lasciando in luogo del pronto soccorso solo una forma blanda e
insufficiente di primo soccorso.
A
tale decreto si è aggiunto nel settembre scorso il piano territoriale
del decreto 99 che interviene localmente, tra le altre, sulla
programmazione dell'ASL Napoli 1, amministrazione sanitaria di
riferimento dell'ospedale San Gennaro. In tale piano è presente una
caratterizzazione della riconversione complessiva architettata dalla
regione Campania. Essa prevedrebbe l'apertura di un ospedale di comunità
con 20 posti letto, dell'UCCP territoriale (Unità complesse di cure
primarie), di una struttura polifunzionale per la salute e di una
speciale unità dell'accoglienza permanente. Lo smantellamento dei
reparti di Oncologia ed Ematologia, che l'occupazione dei cittadini di
lunedì e il presidio permanente hanno fino ad ora bloccato, risponde
alla logica di riconversione prevista dal decreto in questione. La lotta
dei cittadini e delle cittadine del rione Sanità ha espresso
un'opposizione radicale alle misure proposte. A un piano di criticità
generale si aggiungono le insufficienze individuali delle componenti del
decreto. Se difatti la mobilitazione e le dimissioni dei reparti,
attraverso lo spostamento di medici, infermieri e pazienti in altre
strutture, è attualmente in corso (il presidio ha fino ad ora impedito
il trasferimento di macchinari), la riconversione generale della
struttura si realizzerà, secondo decreto, nell'arco di tre anni.
Previsione che come vedremo si fregia di un ottimismo e di una
sfrontatezza spudorati. Nei fatti, prima che ai reparti smantellati si
sostituiscano le misure previste, ne passerà di acqua sotto i ponti. La
linea strategica adottata dall'amministrazione è quella di allentare la
tensione della mobilitazione attraverso la pubblicizzazione delle misure
del decreto, puntando su un lungo periodo nel quale tante delle
componenti elencate saranno, anch'esse, destinate a scomparire. A
queste, inoltre, il direttore sanitario di ASL Napoli 1 Elia Abbondante
ha aggiunto un servizio di primo soccorso h24, da attivare
immediatamente, (un ambulanza a fronte di 60 mila abitanti) e un
ambulatorio infermieristico h12. Concessione, ancora, ripetiamo,
insufficiente rispetto al servizio che essa andrebbe a compensare e di
valenza fortemente strategica. Passando, infatti, alle criticità delle
componenti risulta chiaro che senza un cronoprogramma dei lavori e una
valutazione preventiva dei costi, il decreto è carta straccia.
Ricordiamo che un ospedale di comunità prevedrebbe l'assunzione dei
medici di base del quartiere, a oggi insostenibile considerata la salute
finanziaria dell'Asl Napoli 1. Per non pensare ai tempi di
realizzazione del poliambulatorio e dell'UCCP. Misure come quest'ultima
sono oltretutto poste come alternative al servizio di pronto soccorso
classico, laddove le stesse funzionerebbero da piano, per un’unità
territoriale di 10mila abitanti. Insomma un’operazione di riconversione
che oltre a non fornire garanzie temporali e finanziare, soffre di una
strutturale insufficienza rispetto al bisogno di cura, statisticamente
certificato, a cui il San Gennaro risponde da decenni.
La
messa in pratica di queste disposizioni ha rappresentato la scintilla
che ha portato gli abitanti del quartiere a scendere per le strade con
lo scopo di impedire lo smantellamento dell’ospedale del loro quartiere.

Gli abitanti del quartiere hanno iniziato con un presidio e un’assemblea
chiamati dalla Rete Sanità, attiva da tempo sul territorio, scegliendo
poi di bloccare il traffico cittadino in diverse occasioni.

Dopo pochi giorni i cittadini hanno scelto di entrare nell’ospedale,
occupandolo, e poi stabilendovi un presidio permanente nell’ospedale San
Gennaro per bloccare, con successo, i camion che avrebbero dovuto
portare via i reparti dell’ospedale e impedire loro l’accesso
all’ospedale.
Evidentemente la
mobilitazione del Rione ha attirato l’attenzione del Governatore De
Luca. Nelle sue dichiarazioni il Presidente della Regione Campania ha
negato la chiusura del San Gennaro, tacendo però delle trasformazioni
che come si diceva sopra uccidono quello che nei fatti smetterebbe di
essere un ospedale, per poi rifiutarsi di incontrare i cittadini del
quartiere, se non attraverso una rappresentanza formale composta da
parroci e istituzioni municipali.

L’assemblea del presidio permanente, di cui lo stesso presidente della
municipalità fa parte, non ha voluto scendere a compromessi rispetto a
una delegazione che non avrebbe rappresentato la ricchezza democratica
che ha animato la mobilitazione di questi giorni e che ha visto scendere
in piazza cittadini del quartiere, attivisti, e reti solidali
provenienti da altre zone della città. Così si è scelto di portare la
lotta a un livello successivo chiamando un corteo che dal Rione Sanità
arrivi in Regione a chiedere che lo smantellamento dei reparti venga
fermato immediatamente insieme al trasferimento di lavoratori e
pazienti, e per pretendere un tavolo tecnico in cui i cittadini possano
partecipare alla decisione sul futuro dell’ospedale.

L’appuntamento è per lunedì 24 ottobre alle ore 9:30 all’ospedale San Gennaro.

#OperazioneSanGennaro 
Qui il link all'evento Facebook del corteo 
Qui il link alla pagina Facebook del presidio permanente

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