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mercoledì 4 settembre 2013

NoDalMolin entrano nella base Usa al Dal Molin. No alla guerra



Sono mesi che i reticolati militari dell’esercito statunitense a Vicenza vanno giù. Prima Site Pluto; poi base Fontega. Lo scorso 30 giugno, ancora Site Pluto, con l’intera zone d’ingresso dell’installazione militare aperta. Oggi, gli attivisti NoDalMolin, sono arrivati al cuore della 173° Brigata Aerotrasportata di stanza nella città berica, lasciando all’interno un proprio, inequivocabile, messaggio: uno striscione con scritto “Stop war in Siria” e alcune bandiere NoDalMolin.
Duecento attivisti del Presidio Permanente NoDalMolin, infatti, sono entrati a mezzogiorno all’interno della nuova base Usa dopo aver tagliato alcune centinaia di metri di recinzione e filo spinato. L’iniziativa è una risposta concreta e diretta contro l’ipotesi dell’ennesima guerra umanitaria, questa volta in Siria, che non porterebbe altro che nuovi lutti e distruzioni. In questo senso l’Italia è - volente o nolente e nonostante i digiuni di certi Ministri - ancora una volta in prima linea, grazie alle basi militari che ospita e che sono regolate da accordi segreti stipulati nel 1954 nei quali, di fatto, si concede carta bianca all’esercito nordamericano.
Un’azione, quella di oggi, che anticipa di pochi giorni la manfestazione in programma per sabato 7 settembre a Vicenza quando un corteo tornerà proprio nell’area del Dal Molin per esprimere contrarietà a ogni guerra e alla militarizzazione del territorio.
Ma la manifestazione si inserisce nella campagna contro le servitù militari lanciata dal Presidio Permanente NoDalMolin dopo l’inaugurazione della nuova basa Usa e chiamata “Vicenza libera dalle servitù militari”. In questi anni di mobilitazione, infatti, la città ha strappato agli statunitensi un angolo del proprio territorio, proprio laddove i militari avevano progettato la loro pista di volo. E, oggi, quello che doveva essere il pugno di ferro statunitense pronto a intervenire in tempi brevi in qualunque scenario mediorientale e africano, rischia di intasarsi alla prima rotatoria che incontra, 200 metri oltre i cancelli della base.
E’ a partire dalla smilitarizzazione di quell’area – che oggi è diventata patrimonio della città – che la mobilitazione vicentina guarda al futuro, cercando strumenti e pratiche per liberare la propria terra dalle basi di guerra; e le cesoie, da molti mesi, hanno sostituito le pignatte, divenendo simbolo di una comunità per la quale liberare la propria città non è uno slogan, ma una pratica. Da costruire nel proprio territorio e da condividere con altre comunità in lotta; come, per esempio, quella siciliana che si batte contro il Muos e che, lo scorso 9 agosto, ha violato la base di Niscemi. O i movimenti di Giappone, Korea, Hawaii, Stati Uniti, Filippine, e tanti altri Paesi incontrati domenica scorsa grazie alla global conference internazionale che si è svolta all’interno del Festival NoDalMolin.
Sabato, intanto, si torna in piazza, con una manifestazione che partirà dal Festival NoDalMolin alle 15.30 e raggiungerà, ancora una volta, l’area del Dal Molin. Le cesoie di cartone saranno ancora una volta nelle mani di centinaia di persone, come è successo lo scorso 2 luglio. Perché, da sette anni a questa parte, siamo tutti colpevoli di amare Vicenza.
Presidio No Dal Molin

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