venerdì 8 aprile 2016

Dissentire con un cartello: in Italia è vietato.











22.07  del 6 aprile 2016 siamo appena tornati a casa dopo una giornata lunghissima, siamo una giornalista, un cameraman ed io.

Ed
oggi abbiamo avuto la dimostrazione dell’esistenza dello Stato di
Polizia in cui viviamo. Abbiamo seguito, con i manifestanti e i tanti
colleghi la mobilitazione #renzistattacas organizzata per la giornata
del Premier a Napoli sulla cabina di regia a Bagnoli.

Una giornata
surreale iniziata alle 11 di mattina con l’appuntamento dei
manifestanti a Piazza Dante. I temi della contestazione contro il
Governo sono tanti, da Bagnoli al Job Acts, dalle trivellazioni e alle
conseguenze dello Sbocca Italia alla Buona Scuola. In sostanza la
svendita dei territori e delle risorse. Quella che noi chiamiamo
colonizzazione.

La libertà d’espressione del pensiero e del
dissenso dovrebbero essere garantite dall’Art. 21 della Costituzione
Italiana, legge suprema per l’ordinamento giuridico di questo Paese, ma
la quantità di forze dell’ordine spiegate oggi a Napoli è fuori ogni
immaginazione per chi non è stato presente.

Il clima di tensione
si respira nell’aria: ad ogni avanzamento dei partecipanti alla
mobilitazione i cordoni della polizia si sciolgono e si riformano,
impedendone di fatto un percorso lineare, un contatto con la città. Ma
c’è chi Napoli la conosce e chi, invece, se ne serve.

E così il
corteo dopo aver passato Piazza Carità e Piazza Matteotti inizia il suo
percorso alternativo per evitare scontri. Scendiamo per i vicoli che
arrivano al porto e da lì si prosegue su Via Acton dove veniamo fermati
di nuovo da camion con  idranti e lacrimogeni preceduti da un altro
cordone.

Stretti da un lato dalla barriera della strada, dalle
macchine che ancora stavano passando e poi ancora dal muretto del porto e
dal mare sentiamo il pericolo di una carica, alquanto ingiustificata
data anche la presenza di turisti, bambini ed anziani. Per cui io, Dora e
Lucilla, collega e direttore di Identità Insorgenti, decidiamo di
spostarci sulla banchina interna del porto per poter registrare dei
video.

E da qui ha inizio la nostra storia. I manifestanti
cambiano percorso, proprio per evitare scontri, salendo per Via Riccardo
Filangieri e noi bloccate dal cordone della polizia perché ci trovavamo
alle loro spalle, li perdiamo. Ma i ragazzi avevano lasciato sul loro
percorso un cartello con su scritto: ” No al Governo delle lobby e degli
speculatori, #decidelacittà” ed io decido di raccoglierlo per
riportarlo al corteo.

Arriviamo fuori la sede dell’Associazione
Dema a Via Santa Brigida dove anche sono state spiegate le forze
dell’ordine ed iniziamo a raccogliere i pareri dei cittadini o meglio le
persone iniziano a fermarci o a commentare con insulti il Governo
Renzi, leggendo il nostro cartello (a proposito: grazie a chi l’ha
fatto, purtroppo non potremo restituirglielo!). Insomma, ci fermano in
tanti: e stiamo parlando di persone che non erano alla manifestazione.

Arriviamo
a Piazza Trieste e Trento e ci dicono che di lì non saremo potute
passare senza abbassare il cartello! Un pezzo di cartone molto
pericoloso perché sopra c’era scritta un’idea, evidentemente. Così
proseguiamo salendo per i Quartieri Spagnoli, lì dove poco prima era
passato il corteo e ci accorgiamo che un altro cordone della polizia si è
formato tra i vicoli e via Chiaia. Intanto, dai balconi si affacciano i
napoletani per esprimere il loro consenso e tra una chiacchiera e
l’altra arriviamo, scendendo dai gradoni di Chiaia, gli unici senza
cordone della polizia a sbarrare, verso piazza Santa Caterina,  dove si
inizia a sentire l’odore dei lacrimogeni.

Nel quartiere “bene”
qualcuno si indigna per il nostro affezionato cartello, un signore ci
dice che a Napoli è legittimo che decidano le lobby, invece qualche
signora e dei ragazzi si fermano per complimentarsi e un po’ mortificati
ci dicono: “scusateci, oggi in piazza saremo dovuti scendere anche
noi!”.

Dalla puzza dei lacrimogeni e dal bruciore agli occhi,
giunte a Via Carlo Poerio, capiamo che i nostri compagni di
mobilitazione sono stati caricati. Un elicottero vola bassissimo intorno
la zona e si ferma all’altezza della Cassa Armonica della Villa
Comunale, dove abbiamo modo di vedere ciò che è stato lasciato a terra
dopo gli scontri e la polizia che ancora insegue con i blindati pesanti i
manifestanti che, già lontani ormai, arrivano al Consolato e poi a
Mergellina dove riescono a prendere la metropolitana per tornare il
centro.

Noi pensando di raggiungerli, arriviamo fino al Consolato
Americano, oltrepassando due blocchi di polizia e carabinieri, che forse
non ci proibiscono di abbassare il cartello per la presenza delle
telecamere Sky, in quel momento in diretta mentre passiamo noi.

Torniamo
indietro, decidendo di portare il nostro dissenso su carta, a quel
punto, fuori il Mattino, il giornale dell’editore Caltagirone che ha
interessi su Bagnoli, e dunque per noi un gesto doppiamente simbolico,
tranquillizzate dal fatto che Lorenzo Pierleoni avrebbe coperto
l’assemblea a Galleria Umberto.

All’altezza della Colonna Spezzata
registriamo un altro episodio di violenza: dei ragazzini che stavano
semplicemente attraversando la strada, in direzione anche opposta alle
forze dell’ordine, vengono fermati e viene sequestrato loro il cartello.
Noi passiamo volutamente con l’ipad in mano che Lucilla in queste
occasioni tiene quasi sempre acceso, in mezzo ai Carabinieri che, forse
sempre per paura della telecamera, non ci fermano, ma ci guardano in
cagnesco mentre poggiano i cartelli sequestrati sul muro e li
fotografano ridendo.

Capiamo che la repressione è concreta e reale
e la violazione della Costituzione viene costantemente perpetrata dal
#renzifascismo. Ma la nostra #renzistenza continua, pacificamente, e ci
addentriamo su via partenope, verso la traversa che porta a via
Chiatamone. Questo mentre Drusiana scriveva e ci informava che la
Valente aizzava la tensione con dichiarazioni contro il sindaco e senza
ovviamente citare una sola volta il diritto di esprimere dissenso di una
grande parte di questa città sancita dalla Carta.

Quella stessa
Costituzione scritta dopo gli anni della Resistenza e tanto sbandierata
come intoccabile da un partito che di democratico ha poco e nulla.

La
meta è vicina e noi, dunque, non ci arrendiamo: siamo tre semplici
ragazze che manifestano con la parola e lo scritto il proprio pensiero,
non abbiamo nulla di cui vergognarci, nulla da nascondere e nulla da
temere, come invece vogliono farci credere.

Il resto è registrato
in questo video, a voi le conclusioni ricordando che soltanto dopo
l’Unità d’Italia al Sud, durante il Ventennio Fascista con il Codice
Rocco e in alcune circostanze durante gli Anni di Piombo sono stati
vietati gli assembramenti di persone: nel 2016 siamo scesi a due
persone. Viva la libertà!

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