mercoledì 12 dicembre 2012

12 dicembre 1970 viene ucciso Saverio Saltarelli





Milano, 12 dicembre 1970. Quel pomeriggio nel centro di Milano erano in programma quattro manifestazioni. La prima, da via Conservatorio a piazza del Duomo, era stata indetta dall'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) per protestare contro le condanne a morte inflitte ad alcuni militanti baschi dal regime franchista al termine di un processo svoltosi a Burgos in Spagna. La seconda era un presidio antifascista promosso dal Movimento studentesco nella zona circostante all'università Statale di via Festa del Perdono. La terza, un comizio in piazza del Duomo organizzato dai circoli anarchici in occasione del primo anniversario della strage di piazza Fontana e della morte di Giuseppe Pinelli, ucciso innocente nei locali della questura di Milano. La quarta, un'adunata in piazza San Carlo dei gruppi del neofascismo cittadino legati al Msi.
Di queste quattro iniziative le ultime due erano state vietate dal questore per "motivi d'ordine pubblico.
Al termine del comizio gli anarchici danno vita a un corteo che viene caricato alle spalle dalla polizia agli ordini del vicequestore Vittoria e sospinto verso l’Università Statale presidiata dal Movimento Studentesco. Nel frattempo alcuni squadristi lanciano molotov contro la sede dell’associazione Italia-Cina e da piazza San Babila numerosi fascisti si muovono verso la Statale. Proseguono le cariche. Gli studenti difendono la loro postazione mentre la polizia cerca di rompere i cordoni di protezione.
Nel corso degli scontri in Via Larga lo studente Saverio Saltarelli, di 23 anni, viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo; quel giorno infatti, il tiro a segno venne praticato largamente sia dalla PS che dai carabinieri e ciò è testimoniato da numerose persone e da documenti fotografici. Il pubblicista Giuseppe Carpi riporta ferite da armi da fuoco.
Le prime versioni ufficiali sulla morte di Saltarelli parlarono di “malore” e poi di “collasso cardiocircolatorio”. Dopo l’autopsia, di fronte all’evidenza dei fatti, si ammise che il cuore di Saltarelli fu spaccato da un “artificio lacrimogeno”.
L’inchiesta fu caratterizzata dall’”ostruzionismo continuo e il sottile bizantinismo fondato su manipolazioni procedurali” da parte di organi giudiziari e di polizia – come si legge nell’ordinanza istruttoria – ma grazie all’impegno del movimento, insieme ad avvocati e giornalisti democratici, si chiuse con l’emissione di sei avvisi di reato.
Nel 1976 il capitano di PS Alberto Antonetto, comandante del reparto da cui partì il candelotto mortale, fu condannato per omicidio colposo a 9 mesi con la concessione delle attenuanti generiche, la sospensione condizionale e la non menzione. Il capitano dei carabinieri Antonio Chirivì (oggi comandante dei Vigili Urbani di Milano) e un sottufficiale furono indiziati di reato per il ferimento del pubblicista.
Poco piu’ di un anno prima, il 27 ottobre 1969, a Pisa in circostanze analoghe aveva trovato la morte lo studente Cesare Pardini. In seguito ad una manifestazione antifascista contro il regime dei colonnelli greci, gruppi sparsi di squadristi aggrediscono a più riprese cittadini antifascisti isolati senza che la polizia intervenga. Quest'ultima si fa viva solo quando la popolazione, sindaco in testa, decide di protestare energicamente. Le forze dell'ordine attaccano un corteo di alcune migliaia di giovani che si dirigono verso il quartiere di S.Martino. Nel corso degli scontri, che durano fino a notte, lo studente universitario Cesare Pardini, di 22 anni, viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparatogli contro dalla polizia.

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